Il notaio come gatekeeper della legalità: perché i gatekeepers privati cedono e il notaio no

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Nella letteratura americana sulla corporate governance, il termine gatekeeper indica un intermediario professionale che, per la posizione che occupa nel processo transazionale, ha la capacità — e l’obbligo — di bloccare operazioni non conformi alla legge o ai principi di corretta gestione. Avvocati, revisori contabili, agenzie di rating: tutti svolgono in teoria questa funzione. Ma lo scandalo Enron, il fallimento di Worldcom, la scomparsa di Arthur Andersen hanno dimostrato che i gatekeepers privati cedono sotto pressione.

L’«acquiescent gatekeeper» di Coffee

Il giurista americano John Coffee ha analizzato questo fenomeno in un lavoro del 2001 significativamente intitolato «The acquiescent gatekeeper: Reputational Intermediaries, Auditor Independence and the Governance of Accounting». La tesi è semplice: un gatekeeper che dipende economicamente dal soggetto che dovrebbe controllare — o che ha interesse a mantenere il rapporto commerciale — è strutturalmente incapace di svolgere la propria funzione in modo indipendente. Il conflitto di interessi non è un’eccezione: è endemico alla struttura del rapporto professionale privato.

«La dottrina pone sempre più in rilievo l’importanza di assicurarsi degli intermediari che, per la struttura professionale in cui operano, siano in grado di ottemperare ai loro compiti senza cedere a pressioni da parte dei soggetti controllati, rispetto ai quali rimangano incorruttibili.» — CNN, op. cit.

Perché il notaio è un gatekeeper strutturalmente diverso

Il notaio è il solo professionista legale che, per la struttura stessa del proprio mandato, è un gatekeeper strutturalmente indipendente. Non è il legale di una parte: è un pubblico ufficiale che serve entrambe le parti e l’ordinamento. Ha l’obbligo di rifiutare gli atti espressamente proibiti dalla legge (art. 28 L. Not.), non può mai privilegiare l’interesse di una parte sull’altra, risponde personalmente con il proprio patrimonio degli errori e delle omissioni.

La struttura degli incentivi è progettata per rendere il cedimento alle pressioni economicamente irrazionale: un comportamento sleale nei confronti dell’ordinamento priverebbe il notaio di tutte le sue prerogative professionali. È per questo — come rileva il documento CNN — che nessuno scandalo internazionale ha mai visto coinvolti notai, mentre i protagonisti delle grandi corporate fraud sono invariabilmente professionisti privati di parte.

Il caso delle cessioni di quote: prima e dopo il 1993

Un caso di studio concreto è offerto dalle cessioni di partecipazioni societarie in Italia. Prima del 1993 — quando la Legge Mancino ha introdotto l’obbligo di intervento notarile — non vi era certezza sulla volontà delle parti, sulla provenienza delle dichiarazioni, sui flussi finanziari connessi al trasferimento, sulla data del trasferimento. In molti casi erano emerse cessioni datate pochi giorni prima della morte dell’imprenditore che poi venivano contestate dagli eredi o dal Fisco, bloccando per anni l’attività societaria.

L’introduzione del controllo notarile ha eliminato questi fenomeni: il notaio certifica la data, l’identità delle parti, la conformità all’ordinamento e l’assolvimento degli obblighi fiscali. È un esempio di come una riforma istituzionale apparentemente burocratica produca, in realtà, una significativa riduzione dei costi transazionali per l’intero sistema.

Riferimenti: J. Coffee, «The acquiescent gatekeeper: Reputational Intermediaries, Auditor Independence and the Governance of Accounting», 2001; Legge 29 ottobre 1993 n. 448 (c.d. Legge Mancino); art. 28 Legge Notarile (R.D. 16 febbraio 1913 n. 89); CNN, Notaio, sicurezza giuridica, sviluppo economico.

 


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