Il notariato e la Law & Economics: sintesi ragionata del documento CNN

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La Law & Economics — l’applicazione degli strumenti dell’analisi economica allo studio delle istituzioni giuridiche — ha prodotto negli ultimi quarant’anni una letteratura ricchissima sui sistemi di tutela dei diritti di proprietà, sulla struttura dei costi transazionali e sull’efficienza comparata dei diversi modelli di organizzazione del mercato legale. Il documento del Consiglio Nazionale del Notariato qui analizzato costituisce una sintesi ragionata di questa letteratura applicata alla funzione notarile, arricchita da dati empirici di primaria fonte.

Il prodotto notarile come bene pubblico

Il punto di partenza dell’analisi è concettualmente netto: il notaio non produce un servizio professionale ordinario, ma un bene pubblico in senso tecnico-economico. La nozione è precisa: un bene pubblico è un bene di cui beneficiano anche soggetti che non ne pagano i costi, e che per questa ragione il mercato tende sistematicamente a sotto-produrre rispetto al livello ottimale.

La funzione notarile genera due categorie di esternalità positive. La prima è la sicurezza transazionale: la garanzia che il contratto stipulato sia conforme alla legge, che le parti abbiano capacità e legittimazione, che non esistano vizi nascosti. Questa esternalità avvantaggia direttamente i contraenti. La seconda — e più rilevante dal punto di vista economico collettivo — è la sicurezza sistemica: l’affidabilità dei dati inseriti nei Registri pubblici (immobiliari, societari, dello Stato civile), che costituisce il presupposto stesso del funzionamento del mercato del credito e degli investimenti.

«Il notaio funge da cerniera costituzionale tra società, mercato e regole. La dottrina economica pone in rilievo l’importanza di assicurarsi intermediari che, per la struttura professionale in cui operano, siano in grado di ottemperare ai loro compiti senza cedere a pressioni da parte dei soggetti controllati.» — CNN, op. cit.

La tesi di De Soto e la Banca Mondiale

L’economista peruviano Hernando De Soto, nel lavoro seminale Il Mistero del capitale (2000), ha identificato nella mancanza — o nell’inaffidabilità — dei Registri immobiliari pubblici la vera causa strutturale della povertà delle economie in sviluppo. Non la carenza di risorse naturali o di forza lavoro, ma l’impossibilità di trasformare il patrimonio immobiliare in «capitale vivo» — cioè in garanzia spendibile per il credito — in assenza di titoli certi e opponibili ai terzi.

La Banca Mondiale, nel Rapporto Doing Business 2005, ha confermato questa impostazione: «la tecnologia non è una panacea. Se i dati cartacei non sono accurati ed esatti, introdurli in un computer non aiuterà». Il punto critico non è la velocità di accesso al Registro, ma la qualità del controllo preventivo sull’inserimento dei dati. Dati inattendibili vengono semplicemente corrotti più rapidamente.

Il mondo anglosassone come laboratorio dell’insicurezza sistemica

Il contributo empiricamente più prezioso del documento è la documentazione sistematica dei danni causati dall’assenza di controllo preventivo di legalità nei sistemi di common law. I dati quantificano fenomeni che nella letteratura giuridica continentale sono spesso trattati come eventuali o periferici.

$ 52,5 Mld perdite USA da ID theft in un anno (FTC 2003)
$ 1,5 Mld CAD danni da title fraud in Canada nel 2005
490 casi corporate fraud investigati dall’FBI nel 2006

Il furto d’identità ha colpito il 4,6% dei consumatori americani adulti — 9,91 milioni di persone — in un singolo anno, con perdite per 52,5 miliardi di dollari. La title fraud — la falsificazione dei certificati di proprietà immobiliare — ha raggiunto in Canada dimensioni tali da richiedere nel 2006 l’emanazione di una legge apposita (Bill 152): i rimborsi per questo tipo di danno sono passati dal 6% al 33,3% del totale risarcito tra 2000 e 2005. La corporate fraud — 490 casi FBI nel 2006, con perdite superiori a un miliardo di dollari ciascuno in 19 dei casi investigati — è invariabilmente riconducibile a intermediari che, in assenza di una struttura professionale che li vincoli alla terzietà, cedono alle pressioni dei soggetti controllati.

Van den Bergh, Montangie e la critica alla liberalizzazione

La risposta accademica più articolata alle tesi liberalizzatrici è quella degli economisti Roger Van den Bergh e Yves Montangie, in uno studio del 2006 pubblicato sul Journal of Competition Law and Economics dell’Oxford University Press. I due autori analizzano le due esperienze di liberalizzazione effettivamente attuate — tra i conveyancers inglesi e i notai olandesi — e concludono che le affermazioni sui benefici della liberalizzazione sono «affette da pregiudizio e prive di riscontro concreto, quando non addirittura smentite dalle risultanze empiriche».

L’argomento economico di fondo è che la liberalizzazione delle funzioni di controllo sui Registri pubblici non produce la competizione virtuosa attesa dai teorici, ma trasferisce i costi dell’insicurezza dalla struttura professionale alla collettività: più frodi, più contenzioso, più spesa pubblica per ripristinare i danni. Il costo del contenzioso civile negli USA — il sistema di common law per eccellenza — è il 2,3% del PIL, il più elevato al mondo.

Il modello italiano: efficienza senza costi pubblici

Il documento si conclude con una valutazione del modello notarile come forma efficiente di outsourcing di funzioni pubbliche. Lo Stato ha delegato a professionisti selezionati con concorso pubblico nazionale — percentuale di promozione raramente superiore al 6-7%, con commissione composta in maggioranza da magistrati e docenti universitari — funzioni che alternativamente spetterebbero alla magistratura, senza alcun aggravio per la fiscalità generale.

I dati di efficienza sono misurabili: nel 2005 i notai hanno versato all’Erario circa 5 miliardi di euro (0,35% del PIL) rispondendo personalmente delle imposte anche quando il cliente non le avesse pagate. Il tasso di contenzioso nelle transazioni immobiliari notarili è dello 0,003% — 50 cause all’anno su 1.700.000 transazioni. L’affidamento ai notai della delega nelle esecuzioni immobiliari (1998) ha ridotto i tempi da 6-8 anni a 12-18 mesi. Il trasferimento del controllo omologatorio societario (2000) ha ridotto i tempi di iscrizione al Registro Imprese da 150 giorni a 1 giorno ove necessario.

«Tanto più notaio, tanto meno giudice»: con queste parole Francesco Carnelutti individuava, già negli anni ’50, la funzione essenziale del notaio. Il notaio istituito per ricevere gli atti e attribuirvi pubblica fede è un pubblico ufficiale che garantisce sicurezza al sistema giuridico e al mercato senza costi per lo Stato.

Conclusione: un’istituzione da comprendere, non da smantellare

Il documento del CNN non è un testo di autodifesa corporativa: è un’analisi economica fondata su dati primari che merita di essere letta come tale. La comparazione tra sistemi di civil law e common law non conduce alla conclusione che il modello anglosassone sia inferiore in senso assoluto, ma alla constatazione che il trasferimento di funzioni di controllo pubblico a soggetti privi di terzietà strutturale — o la loro eliminazione in nome della concorrenza — produce costi che il mercato non riesce ad allocare efficientemente.

Il notariato di tipo latino rappresenta un modello di produzione di beni pubblici (certezza giuridica, affidabilità dei Registri, prevenzione del contenzioso) a costo zero per la fiscalità generale. Prima di riformarlo, conviene misurarlo.

Fonte principale: Consiglio Nazionale del Notariato, Il Notaio e lo sviluppo economico — Notaio, sicurezza giuridica, sviluppo economico, Roma. Fonti secondarie: Hernando De Soto, Il Mistero del capitale, Basic Books, New York, 2000; T. Miceli, C. Sirmans, H. Munneke, G. Turnbull, «Title systems and land value», Journal of Law and Economics, vol. XLV, ottobre 2002; Roger Van den Bergh e Yves Montangie, «Competition in Professional Services Markets: Are Latin Notaries Different?», Journal of Competition Law and Economics, Oxford University Press, 2006; FBI, Financial Crimes Report to the Public, 2005-2006; FTC, Identity Theft Report, 2003; Tillinghast, Towers Perrin, U.S. Tort Costs and Cross-Border Perspectives, 2005; Banca Mondiale, Doing Business 2005; J. Coffee, «The acquiescent gatekeeper», 2001.

 


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