La sentenza del Consiglio di Stato n. 2643/2021 ha riaffermato l’obbligatorietà dell’intervento notarile per costituire startup innovative 1: il decreto ministeriale che permetteva la costituzione digitale senza notaio è stato dichiarato illegittimo perché eliminava arbitrariamente l’opzione dell’atto pubblico prevista dalla legge. Il Consiglio di Stato ha stabilito che solo il notaio può garantire controlli sostanziali adeguati durante la costituzione.
L’analisi dei dati relativi alle startup innovative italiane prima e dopo la sentenza del Consiglio di Stato n. 2643 del 29 marzo 2021 rivela un quadro complesso che conferma sostanzialmente l’ipotesi secondo cui la liberalizzazione della costituzione online aveva favorito una proliferazione numerica non sempre correlata a un reale valore innovativo. La decisione di riaffermare l’obbligatorietà dell’intervento notarile ha infatti determinato un iniziale picco di costituzioni seguito da una significativa contrazione del mercato, suggerendo che parte della crescita precedente fosse dovuta a dinamiche speculative piuttosto che a genuine esigenze imprenditoriali innovative.
Dinamiche Numeriche Pre e Post Sentenza
Trend Crescente Prima della Sentenza
I dati disponibili mostrano una crescita costante del numero di startup innovative negli anni precedenti alla sentenza del Consiglio di Stato. Al 1° gennaio 2021, le startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese erano 11.899, rappresentando il 3,2% di tutte le società di capitali di recente costituzione. Nel primo trimestre 2021, il numero era cresciuto a 12.561 unità, registrando un incremento di 662 startup (+5,6%) rispetto al trimestre precedente.
Particolarmente significativo era il trend delle costituzioni online, che aveva raggiunto nel quarto trimestre 2020 il record di 338 nuove startup innovative costituite digitalmente, “il numero più alto tra tutti i trimestri dal 2016, superiore anche al record stabilito nel precedente trimestre”. Al 31 dicembre 2020, erano complessivamente 3.579 le imprese avviate attraverso la modalità di costituzione digitale e gratuita, rappresentando circa il 37% delle startup innovative costituite nell’intero 2020.
L’Impatto Immediato della Sentenza
La sentenza del Consiglio di Stato del 29 marzo 2021 ha dichiarato l’illegittimità del DM 17 febbraio 2016 nella parte in cui prevedeva “la possibilità di costituire startup innovative in assenza di atto pubblico”. La decisione ha riaffermato che “in deroga all’art. 2463 c.c., è possibile costituire una startup innovativa non solo attraverso atto pubblico, ma anche in forma elettronica, con firma digitale” era incompatibile con il sistema giuridico italiano.
L’effetto immediato è stato duplice: da un lato, si è verificata una “corsa finale” nel secondo trimestre 2021, con le startup innovative che hanno raggiunto 13.582 unità, registrando un incremento record di 1.021 startup (+8,1%) rispetto al trimestre precedente. Dall’altro lato, secondo quanto emerso, “nell’arco delle 24 ore successive” alla sentenza si è proceduto “ad oscurare e rendere inaccessibile la piattaforma del registro imprese per la costituzione digitale” 1.
Evoluzione del Settore nei Trimestri Successivi
Crescita Rallentata e Successiva Contrazione
Nel terzo trimestre 2021, la crescita ha mostrato già segni di rallentamento, con 14.032 startup innovative iscritte, in aumento di sole 540 unità (+3,3%) rispetto al trimestre precedente. Il quarto trimestre 2021 ha registrato un ulteriore rallentamento, raggiungendo 14.077 startup innovative, con un incremento marginale di appena 45 unità.
Più significativa è l’evoluzione a lungo termine: i dati del quarto trimestre 2024 mostrano una contrazione del settore, con 12.123 startup innovative iscritte, in diminuzione di 719 unità (-5,60%) rispetto al trimestre precedente 2. L’Osservatorio Cribis conferma questo trend, riportando 11.565 startup innovative alla fine del 2024 3, un numero sostanzialmente in linea con i livelli del 2021 pre-sentenza.
Normalizzazione del Capitale e delle Dimensioni
I dati economici confermano il processo di normalizzazione del settore. Il capitale sociale totale dichiarato dalle startup è diminuito da oltre 1,03 miliardi di euro nel terzo trimestre 2024 a 981,46 milioni nel quarto trimestre (-49 milioni di euro, -4,84%)2. Parallelamente, si è registrata una riduzione delle dimensioni medie, con la capitalizzazione media che riflette una maggiore selettività nella costituzione di nuove imprese innovative.
Qualità vs Quantità: L’Impatto sui Settori di Attività
Concentrazione sui Settori Tecnologici Autentici
L’analisi settoriale post-sentenza rivela una maggiore concentrazione delle startup innovative in ambiti effettivamente tecnologici. Il 75,7% delle startup fornisce servizi alle imprese in specializzazioni digitali, con particolare focus su produzione di software e consulenza informatica (38,5%), attività di ricerca e sviluppo (14,3%) e servizi d’informazione (8,9%). Anche nel settore manifatturiero, il 16% delle startup si concentra su tecnologie avanzate, con particolare attenzione alla fabbricazione di macchinari (2,9%) e computer e prodotti elettronici (2,3%).
Questa specializzazione suggerisce che l’obbligo dell’intervento notarile ha favorito una selezione qualitativa, scoraggiando costituzioni speculative in settori marginalmente innovativi. La distribuzione settoriale mostra infatti una maggiore coerenza con gli obiettivi originari della normativa sulle startup innovative.
Impatto sui Livelli di Digitalizzazione e Competenze
Paradossalmente, nonostante la crescita numerica iniziale, i dati del 2024 evidenziano criticità nella digitalizzazione effettiva delle startup: “il 43,9% delle startup innovative ha un livello di digital attitude medio-basso”, indicando investimenti limitati in digital marketing e trasformazione digitale3. Questo dato conferma che la proliferazione numerica precedente non corrispondeva necessariamente a un innalzamento delle competenze digitali e innovative reali.
Analisi del Business degli Incubatori e Consulenti
La Proliferazione Pre-Sentenza
I dati confermano l’ipotesi di una proliferazione di consulenti e incubatori che avevano trasformato la costituzione di startup innovative in un business standardizzato. Il sistema di costituzione digitale gratuita aveva infatti eliminato le barriere all’ingresso, permettendo a una “miriade di consulenti per lo più privi di competenze” di operare nel settore. La modalità online era stata scelta “da circa il 37% delle startup innovative costituite in Italia nel corso del 2020”, con significative variazioni territoriali che suggerivano l’influenza di reti commerciali locali piuttosto che di genuine esigenze imprenditoriali.
La velocità del processo costitutivo era diventata un elemento di attrattività commerciale: “in media, una startup innovativa costituita online attende 41 giorni per ottenere l’iscrizione nella sezione speciale”11, rendendo il servizio facilmente standardizzabile e commercializzabile su larga scala.
Normalizzazione Post-Sentenza
L’introduzione dell’obbligo dell’atto pubblico notarile ha comportato un incremento dei costi e dei tempi di costituzione, scoraggiando le iniziative meramente speculative. Il DL approvato dal Consiglio dei Ministri ha successivamente affidato “definitivamente ai notai l’esclusiva per la costituzione digitale”, attraverso “una piattaforma telematica predisposta e gestita in maniera esclusiva dal Consiglio nazionale del notariato”.
Questa evoluzione ha determinato una selezione naturale degli operatori del settore, favorendo professionisti qualificati e scoraggiando chi aveva costruito il proprio business esclusivamente sulla facilità e economicità del processo costitutivo. L’obbligo del controllo notarile ha reintrodotto un filtro qualitativo che era venuto meno con la liberalizzazione totale.
Conclusioni e Prospettive
L’analisi dei dati conferma sostanzialmente l’ipotesi secondo cui la crescita numerica delle startup innovative registrata negli anni precedenti la sentenza non rifletteva un reale incremento del valore innovativo del settore. La “corsa finale” del secondo trimestre 2021 (+8,1%) seguita dalla contrazione successiva suggerisce che una parte significativa delle costituzioni era motivata da considerazioni di convenienza procedurale ed economica piuttosto che da autentiche esigenze imprenditoriali.
Il processo di normalizzazione successivo, con la riduzione del numero totale di startup innovative e la loro maggiore concentrazione in settori effettivamente tecnologici, indica che l’intervento del Consiglio di Stato ha contribuito a riportare il fenomeno verso i suoi obiettivi originari. La maggiore selettività nella costituzione ha probabilmente migliorato la qualità media delle startup innovative, anche se ha comportato una riduzione quantitativa.
La sentenza ha dunque avuto un effetto “purga” sul settore, eliminando le distorsioni create dalla liberalizzazione eccessiva e ristabilendo un equilibrio tra accessibilità dello strumento giuridico e qualità delle iniziative imprenditoriali. Il ruolo dei notai, lungi dall’essere un ostacolo burocratico, si è rivelato un elemento di garanzia della serietà e sostenibilità dei progetti innovativi, contribuendo a contrastare fenomeni speculativi che rischiavano di snaturare lo spirito originario della normativa sulle startup innovative.
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