di Manlio Carlo Soldani, Notaio in Domodossola
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Venerdì 27 febbraio 2026 è accaduto qualcosa che non aveva precedenti nella storia industriale e tecnologica degli Stati Uniti. Un’azienda privata ha rifiutato un contratto da 200 milioni di dollari con il Dipartimento della Difesa americano. Non per questioni economiche. Non per incomprensioni tecniche. Per una questione di principio.
Quell’azienda è Anthropic, la società che ha creato Claude — lo strumento con cui lavoro ogni giorno nel mio studio notarile.
La storia, in breve
Tutto inizia mesi prima, quando Anthropic firma un contratto da 200 milioni di dollari con il Pentagono per fornire il suo modello AI Claude alle reti classificate militari. Il contratto nasce con una clausola chiara: Claude non può essere usato per sorveglianza di massa dei cittadini americani né per alimentare sistemi d’arma completamente autonomi — cioè droni o robot militari che decidono di uccidere senza supervisione umana.
Queste non erano condizioni nuove o negoziabili dell’ultimo minuto: Anthropic le aveva inserite nella propria usage policy già dal giugno 2024, ben prima di qualsiasi contratto militare. Il Pentagono le aveva accettate. E per mesi tutto aveva funzionato.
Poi, a febbraio 2026, qualcosa cambia. Il Dipartimento della Difesa — ribattezzato “Department of War” dall’amministrazione Trump — chiede ad Anthropic di rimuovere quelle restrizioni. Vuole poter usare Claude “per tutti gli scopi legali”, senza limitazioni etiche imposte dall’azienda fornitrice.
Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth convoca il CEO di Anthropic, Dario Amodei, e gli dà un ultimatum: accetti le nuove condizioni entro le 17:01 di venerdì 27 febbraio, oppure il contratto verrà cancellato e l’azienda dichiarata un rischio per la catena di approvvigionamento della difesa nazionale.
La risposta di Anthropic
Amodei non cede.
In una dichiarazione pubblica, spiega che il linguaggio proposto dal Pentagono come “compromesso” era accompagnato da clausole legali che avrebbero permesso di ignorare quelle stesse garanzie “a piacimento”. Non era un compromesso: era una resa travestita da accordo.
La posizione di Anthropic è netta: “Nessuna intimidazione o punizione da parte del Dipartimento della Guerra cambierà la nostra posizione sulla sorveglianza di massa o sulle armi completamente autonome.”
Amodei aggiunge che le eccezioni che Anthropic chiede — proprio quelle due, non altre — non avevano fino a quel momento rallentato l’adozione di Claude nelle forze armate americane. E che l’uso di armi autonome senza controllo umano “è al di là di ciò che la tecnologia odierna può fare in modo sicuro e affidabile”.
Alle 17:01, scaduto l’ultimatum, il Pentagono cancella il contratto. Il Segretario Hegseth pubblica una dichiarazione su X: “I combattenti americani non saranno mai tenuti in ostaggio dai capricci ideologici della Big Tech.”
Poco dopo, il Presidente Trump scrive su Truth Social: “I matti di sinistra di Anthropic hanno fatto un ERRORE DISASTROSO cercando di imporre i loro Termini di Servizio al Dipartimento della Guerra invece della nostra Costituzione. Ordino a OGNI agenzia federale di cessare IMMEDIATAMENTE l’uso della tecnologia di Anthropic.”
Il colpo di scena: OpenAI firma
Nelle ore successive, il CEO di OpenAI Sam Altman annuncia di aver raggiunto un accordo con il Pentagono: ChatGPT sostituirà Claude nelle reti classificate militari.
L’ironia è bruciante: nell’accordo OpenAI-Pentagono vengono incluse esattamente le stesse restrizioni che al Pentagono erano state rifiutate di mantenere nel contratto con Anthropic. Niente sorveglianza di massa. Niente armi autonome senza supervisione umana.
Altman lo scrive apertamente: “Abbiamo a lungo creduto che l’AI non debba essere usata per sorveglianza di massa o armi autonome letali, e che gli esseri umani debbano rimanere nel ciclo decisionale.” E aggiunge: “Chiediamo al Pentagono di offrire gli stessi termini a tutte le aziende AI, che secondo noi tutti dovrebbero essere disposti ad accettare.”
In altre parole: il Pentagono ha ottenuto da OpenAI quello che ha rifiutato di ottenere da Anthropic. E ha punito Anthropic per aver chiesto esattamente la stessa cosa.
La questione legale che nessuno discute
La designazione di Anthropic come “rischio per la catena di approvvigionamento” è senza precedenti. Quella classificazione esiste per proteggere il sistema militare da aziende con legami con potenze straniere ostili: Huawei (Cina), Kaspersky (Russia). Applicarla a un’azienda americana, per ragioni commerciali e politiche, è qualcosa che non era mai accaduto.
Gli esperti legali sono concordi nel ritenere che la designazione richieda una valutazione formale del rischio — che non risulta essere stata condotta — e che il Congresso debba essere notificato preventivamente — cosa che non sembra essere avvenuta. Anthropic ha già annunciato che impugnerà la designazione in sede giudiziaria.
Perché questa storia riguarda l’Europa e riguarda noi
Si potrebbe pensare: è una vicenda americana, ci riguarda poco.
Sbagliato. Ci riguarda profondamente, e per almeno tre ragioni.
Prima ragione: i modelli AI che usiamo ogni giorno vengono da lì. Claude, ChatGPT e i loro successori nascono in quegli ecosistemi, con quei valori o quell’assenza di valori incorporati. Le scelte che le aziende americane fanno oggi — cedere o resistere a usi militari senza restrizioni — definiscono l’architettura etica degli strumenti che noi professionisti europei useremo domani.
Seconda ragione: il precedente istituzionale. Un governo che punisce un’azienda privata perché non accetta di rimuovere limitazioni etiche dai propri prodotti crea un precedente. Se quel precedente si consolida, ogni azienda che vende AI ai governi — in qualsiasi paese — sa che opporsi a richieste eticamente discutibili ha un costo enorme. Il mercato si adegua. E i limiti scompaiono.
Terza ragione: la sorveglianza non conosce confini. I sistemi AI già oggi vengono usati per tracciare movimenti, analizzare comunicazioni, aggregare dati personali su scala massiva. Il dibattito americano su cosa si possa fare con questi strumenti non è astratto: definisce cosa è tecnicamente possibile, cosa diventa prassi accettata, cosa arriva poi — spesso senza dibattito — anche da noi.
Una nota personale
Lavoro con Claude ogni giorno. Lo uso per analisi documentali, ricerca normativa, bozze di testi tecnici, supporto nelle consulenze più complesse. È uno strumento potente, che ha cambiato in modo significativo il modo in cui esercito la mia professione.
Sapere che l’azienda che lo produce ha rinunciato a 200 milioni di dollari piuttosto che permettere che il suo strumento venisse usato per uccidere persone senza supervisione umana o per sorvegliare masse di cittadini — è una cosa che conta. Non cambia la mia relazione quotidiana con lo strumento. Ma dice qualcosa sull’orientamento di chi lo sviluppa.
In un mondo in cui l’AI viene sviluppata da aziende che rispondono a incentivi di mercato, governi con interessi di sicurezza, e investitori con aspettative di rendimento, una scelta come quella di Anthropic non è scontata. È, anzi, rara.
Cosa succederà ora
Anthropic ha annunciato che impugnerà la designazione in tribunale. Il processo sarà lungo — anni, probabilmente. Nel frattempo, ogni azienda che usa Claude e ha rapporti con il governo americano dovrà valutare il rischio.
Il danno reputazionale è già in corso: anche se Anthropic dovesse vincere in tribunale, ogni general counsel di una Fortune 500 con esposizione al Pentagono si starà già chiedendo se vale la pena rischiare.
OpenAI, dal canto suo, ha capitalizzato l’occasione: contratto firmato, 110 miliardi di nuovo investimento annunciato lo stesso giorno, valutazione a 730 miliardi. Il mercato premia chi firma.
Ma la domanda rimane aperta: se i termini che OpenAI ha accettato sono gli stessi che Anthropic chiedeva, perché Anthropic è stata punita?
La risposta, probabilmente, non riguarda i termini del contratto. Riguarda chi si piega e chi no.
Manlio Carlo Soldani
Notaio in Domodossola
Via Camillo Prampolini n. 14 — domodossola@notaiosoldani.it — tel. 0324 066077
Iscritto al Collegio Notarile di Verbania
Articolo pubblicato il 1° marzo 2026
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