L’analisi economica del diritto applicata alla funzione notarile: dalla scuola di Chicago alla Law & Economics europea

…visualizzazioni

La Law & Economics — l’applicazione degli strumenti dell’analisi economica allo studio delle istituzioni giuridiche — ha prodotto negli ultimi quarant’anni una letteratura ricchissima sui sistemi di tutela dei diritti di proprietà, sulla struttura dei costi transazionali e sull’efficienza comparata dei diversi modelli di organizzazione del mercato legale. Applicata alla funzione notarile, questa disciplina produce conclusioni che il dibattito giuridico tradizionale fatica a recepire: il notaio non è un costo imposto al mercato, ma un produttore di esternalità positive il cui valore economico può essere misurato con precisione.

La scuola di Chicago e i diritti di proprietà

La tradizione della Law & Economics — nata con il movimento di Chicago negli anni Sessanta (Coase, Posner, Calabresi) — ha posto al centro dell’analisi la chiarezza e certezza dei diritti di proprietà come prerequisito dell’efficienza del mercato. Il celebre teorema di Coase stabilisce che, in assenza di costi di transazione, la allocazione iniziale dei diritti è irrilevante per l’efficienza: le parti contratteranno spontaneamente fino al risultato ottimale. Ma il mondo reale è pieno di costi di transazione — incertezza sui titoli, asimmetrie informative, costi di verifica — e la struttura istituzionale che li riduce produce valore economico misurabile.

Il notaio è, da questo punto di vista, un riduttore di costi transazionali per eccellenza. Verifica i titoli, identifica le parti, controlla la conformità dell’atto all’ordinamento, garantisce l’opponibilità del trasferimento ai terzi tramite trascrizione nei Registri pubblici. Ciascuna di queste funzioni sostituisce una ricerca privata che le parti dovrebbero altrimenti condurre autonomamente — con costi più elevati e risultati meno affidabili.

La Law & Economics europea e il confronto tra sistemi

La corrente europea della Law & Economics — più attenta alle imperfezioni del mercato e alle asimmetrie informative rispetto alla tradizione di Chicago — ha sviluppato un’analisi comparata dei sistemi di civil law e common law che giunge a conclusioni diverse da quelle dei teorici della liberalizzazione. La presenza di asimmetrie informative (il cliente non è in grado di valutare la qualità dei servizi legali) e la necessità di produrre esternalità positive per la collettività (l’affidabilità dei Registri) richiedono una regolamentazione che preveda la riserva di competenze.

Van den Bergh e Montangie (2006) hanno formalizzato questo argomento nell’analisi delle professioni legali di tipo latino, concludendo che la peculiarità strutturale del notaio — la terzietà, la responsabilità personale, il controllo pubblico sull’attività — lo distingue in modo economicamente rilevante da qualsiasi altro professionista privato. Non si tratta di un privilegio corporativo, ma di una struttura di incentivi progettata per produrre il bene pubblico della certezza giuridica.

Il notaio come «giudice pre-contenzioso»

Francesco Carnelutti aveva intuito il cuore del problema con la formula «tanto più notaio, tanto meno giudice». L’analisi economica lo conferma con i dati: il tasso di contenzioso nelle transazioni immobiliari con intervento notarile è dello 0,003% — circa 50 cause all’anno su 1.700.000 transazioni. Il sistema giudiziario italiano assorbe l’1,7% del PIL in costi di contenzioso civile; quello americano, privo di un equivalente della funzione notarile per le transazioni immobiliari e societarie, arriva al 2,3% del PIL.

Il valore economico del notaio non sta nella firma sull’atto, ma nel controllo preventivo che precede la firma. È questo controllo — sulla legalità, sull’identità, sulla conformità, sull’assenza di vincoli occulti — che produce la certezza giuridica. E la certezza giuridica, come ha dimostrato la letteratura economica internazionale, è la fondamenta strutturale dello sviluppo.

Implicazioni per il dibattito sulla riforma delle professioni

Il dibattito sulla liberalizzazione delle professioni legali si è spesso sviluppato senza tenere conto di questa letteratura. Le proposte di apertura del mercato notarile a professionisti non vincolati dalla terzietà strutturale — avvocati, commercialisti, agenti immobiliari — presuppongono implicitamente che il «prodotto» finale sia equivalente. L’analisi economica dimostra il contrario: il prodotto notarile è un bene pubblico che può essere prodotto solo da soggetti strutturalmente terzi e responsabili verso l’ordinamento, non verso il cliente.

Il trasferimento di queste funzioni a soggetti privati di parte non elimina la necessità del controllo: lo trasferisce al giudice, con costi che gravano interamente sulla fiscalità generale. Come ha sintetizzato il documento CNN: «la sola efficace alternativa al notaio sarebbe dunque il magistrato».

Riferimenti: R.H. Coase, «The Problem of Social Cost», Journal of Law and Economics, 1960; R. Posner, Economic Analysis of Law, 1973; R. Van den Bergh, Y. Montangie, «Competition in Professional Services Markets: Are Latin Notaries Different?», Journal of Competition Law and Economics, 2006; CNN, Notaio, sicurezza giuridica, sviluppo economico; F. Carnelutti, citazione CNN op. cit.

 


Il presente articolo ha carattere generale e informativo, non costituisce parere legale personalizzato e non sostituisce la consulenza diretta con un notaio. Per assistenza specifica relativa alla vostra situazione, vi invitiamo a contattare il nostro Studio per fissare un appuntamento.  Contenuto generato con sistemi di Intelligenza Artificiale e supervisionato da professionisti dello Studio Notarile, in conformità ai requisiti di trasparenza del Regolamento UE 2024/1689 (AI Act).

 

Condividi

Esplora le aree dello Studio